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L'esilio di Cicerone
Pagina 145 Numero 75

Cicerone fu condannato all'esilio nel 58 a.C. per una legge proposta dal tribuno della plebe Clodio, suo avversario, secondo la quale veniva condannato chi avesse mandato a morte un cittadino romano senza appello al popolo. Uscito da Roma per la via Appia, Cicerone prima si fermò a Vibo (Vibo, -onis, f.) Valenza, città del Bruzio, da dove pensava di andare in Sicilia oppure a Malta. Dalla legge Clodia, però, gli fu vietato di fermarsi sia in Sicilia che a Malta; perciò si recò a Brindisi, dove si fermò 13 giorni. Partito da Brindisi il 30 aprile, si diresse a Cizico, città dell'Asia. Durante il viaggio si fermò anche a Tessalonica, in Macedonia, dove rimase fino a novembre in casa del propretore romano Gneo Plancio. Temendo poi l'arrivo a Tessalonica, in Macedonia, dove rimase fino a novembre in casa del propretore romano Gneo Plancio. Temendo poi l'arrivo a Tessalonica del suo avversario Lucio Calpurnio Pisone, al quale era toccata in sorte quella provincia per l'anno seguente, partì da Tessalonica e per la via Egnazia (via Egnatia, -e,, f.) si diresse a Durazzo nell'Illiria. Richiamato finamlemnte dall'esilio, partì da Durazzo il 4 agosto del 57 a.C.; il 5 agosto sbarcò a Brindisi e il 4 settembre giunse a Roma, dove fu accolto trionfalmente dai suoi sostenitori.


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[degiovfe] - [2019-05-10 13:06:04]

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